Dolce ma non troppo: la patata americana

Introduzione

Negli USA è un alimento di uso comune, presente in ricette dolci o salate, tipica nelle tavole del Thanksgiving, mentre qui da noi ha iniziato a prender piede da alcuni anni pur non avendo ancora trovato (forse) il suo spazio: scopriamo insieme qualche curiosità e le principali caratteristiche della patata americana!

Carta d’identità

Nome: Ipomoea (Genere)

Cognome: batatas (specie)

FamigliaConvolvulaceae

Origine: America (?)

Colore: bianco/giallo – arancio

Dunque, il vero nome è I.batatas ma comunemente la conosciamo tutti come “patata dolce” o “americana”, quest’ultimo appellativo per via dell’habitat originario dell’alimento.

Origini

Si dice abbia origini nel “Nuovo Mondo”  e che sia così antica da essere consumata da almeno 8000 anni; tuttavia, l’esatta origine della patata dolce non è ben chiara.

Nel 1988 gli studiosi Austin et al. in un lavoro ne ipotizzarono l’origine tra la Penisola dello Yucatan nel Messico e il Venezuela. Da qui la patata dolce si diffuse, diversi secoli fa, nel resto del mondo molto rapidamente, arrivando in Europa ed in Asia, dove divenne peraltro un alimento molto utile per i periodi di carestie.

Ad oggi rappresenta un alimento diffuso e consumato in tutto il mondo. Tra i principali produttori figurano i paesi Asiatici. A questo proposito, secondo alcuni studiosi sarebbe proprio asiatica e non americana la reale origine della patata dolce.

Anche in Italia è ormai reperibile sulla gran parte dei bancali del fresco e la sua coltivazione è spesso nostrana e non di importazione USA.

“Un OGM naturale”

Una curiosità su questo alimento è che rappresenta una delle prime forme documentabili di “transgenetica”: infatti, all’interno delle sue cellule è stato ritrovato DNA di batteri del genere Agrobacterium. Essi sono germi patogeni delle piante che, verosimilmente, in origine  lasciarono una loro traccia in un “antenato” della patata dolce a proprio vantaggio, determinandone però anche alcune caratteristiche genetiche che ne hanno poi consentito la crescita. Dunque, essa rappresenta una sorta di precursore di alcune forme transgeniche odierne, emersa però in maniera del tutto naturale con “uno scambio di geni” tra batteri e piante.

Differenze con la patata “bianca”

Tubero vs radice

Una prima differenza rispetto alla classica patata nostrana è sottile ma importante: mentre la prima appartiene alla categoria dei tuberi la parte commestibile della seconda è una radice tuberizzata. Quindi, nonostante in gergo comune la si chiami “patata” in realtà non sarebbe il termine corretto in quanto appartenente ad una categoria di alimenti diversa!

Da non confondere, inoltre, con lo “Yam” o “Igname”, un tubero dall’aspetto molto simile alla patata americana ma con caratteristiche e origini anche in questo caso differenti.

Dolcezza a confronto

Entrambe le tipologie di alimenti, patata comune ed americana, hanno un elevato contenuto di carboidrati, prevalentemente complessi ma con un discreto quantitativo di zuccheri semplici. Questa nota distingue entrambi gli alimenti dalle verdure, gruppo alle quali si ricorda che NON appartengono le patate, a differenza di ciò che si pensa nell’immaginario comune.

Una caratteristica distintiva della patata dolce, tuttavia, è che, nonostante il gusto che ne conferisce l’appellativo ed il contenuto zuccherino, ha un indice glicemico (ovvero la velocità di innalzamento dei livelli di zucchero nel sangue) inferiore rispetto alla patata comune. Questo, seppur poco studiato in letteratura scientifica, pare veritiero fermo restando che il metodo di cottura influenza molto tale caratteristica: cucinazioni diverse dal bollore o dal vapore ne innalzano di molto l’indice glicemico.

Le tipologie

Di patate comuni, a seconda del Paese di produzione, ne esistono centinaia di varietà.

Al contrario, di patate dolci ne conosciamo solitamente due tipologie: una con parte esterna “grezza” e giallina e con un interno chiaro, e l’altra con buccia rosso-violacea, ma internamente di colore arancione. Le prime sono solitamente più cilindriche nella forma e molto più simili a delle radici vere e proprie; le seconde hanno un aspetto solitamente più ovalare.

Il diverso colore inoltre, come sempre avviene in natura, ne caratterizza proprietà nutrizionali altrettanto diverse e collegate alle tipologie di sostanze e di anti-ossidanti contenute nell’alimento stesso, riepilogate a seguire.

Infine, anche il gusto e la consistenza risultano essere molto diversi tra le due; infatti le patate americane chiare sono tendenzialmente più pastose (talvolta quasi filamentose) e meno dolci, mentre quelle arancioni risultano più morbide e dolciastre.

Il profilo nutrizionale

I macronutrienti

Proteine: tracce

Lipidi: tracce

Carboidrati: 20g/100 g

Zuccheri semplici: circa 4 g/100 g

Fibre: circa 3 g/100 g

I micronutrienti

Quest’infografica, tratta da WebMD, riassume molto bene le principali caratteristiche nutrizionali di tale alimento, ovvero:

– contenuto in fibre maggiori rispetto alla patata comune;

– elevato contenuto in carotenoidi (B-carotene in particolare), quasi al pari delle carote, nelle varietà più arancioni, con effetti positivi sul sistema immunitario;

– presenza di antociani, potenti sostanze anti-ossidanti utili ad innalzare le difese immunitarie e liberarci da radicali liberi e sostanze di scarto dell’organismo;

– buon contenuto di vitamine come la A, la C e la D;

– discreto contenuto di elementi traccia come zinco, ferro, calcio, potassio, e manganese; quest’ultimo assieme alla presenza di fibre e degli anti-ossidanti potrebbero essere i “responsabili” del ridotto indice glicemico rispetto alla patata comune.

Usi in cucina

Come detto all’inizio, gli utilizzi in cucina sono davvero i più disparati dal dolce al salato. Si possono consumare calde o lasciate raffreddare per mangiarle in insalata oppure farle leggermente rosolare in padella per accompagnare un secondo piatto. Buone ripiene, tipiche quelle grigliate o tostate in forno e rese croccanti. Spesso utilizzate come puree nel giorno del Ringraziamento negli USA. E perché no: buone nelle torte sia salate che dolci!

Uno degli usi più comuni, tuttavia, resta quello in ambito sportivo. Infatti, sopratutto negli amanti del fitness, le patate dolci rappresentano un ottima fonte glicidica, a ridotto indice glicemico e nutrizionalmente superiori alla patata comune e caratterizzate da un alto potere saziante in abbinamento ad una fonte proteica magra.

In conclusione

Ancora poco studiata sull’uomo in ricerche mirate a confermarne i potenziali effetti, la batatas ricca di vitamine e antiossidanti rappresenta un buon alimento inseribile all’interno di una dieta varia e bilanciata, talvolta anche per persone affette da disturbi del metabolismo glicidico (ma con moderazione!).

Il gusto molto particolare e differente dalla patata propriamente detta non ne facilita ancora un’ampio uso e consumo nel nostro territorio, a differenza di altri Paesi come quelli in via di sviluppo dove invece rappresenta un’ottima fonte di nutrimento a basso costo e ridotto impatto ambientale. Tuttavia, la patata dolce ha una versatilità in cucina che sicuramente è adattabile con un pò di fantasia a tutti i palati!

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Fonti:

– https://www.webmd.com/food-recipes/benefits-sweet-potatoes#1

– http://www.glycemicindex.com/foodSearch.php?num=1892&ak=detail

– Roohbakhsh A, Karimi G, Iranshahi M. Carotenoids in the treatment of diabetes mellitus and its complications: A mechanistic review. Biomed Pharmacother. 2017;91:31-42.

– Bovell-Benjamin AC. Sweet potato: a review of its past, present, and future role in human nutrition. Adv Food Nutr Res. 2007;52:1-59.

– Tina KYNDT et al. ,”The genome of cultivated sweet potato contains Agrobacterium T-DNAs with expressed genes: An example of a naturally transgenic food crop.

 

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