Non si butta via niete: come recuperare gli scarti alimentari?

Il 5 febbraio u.s. si è celebrata la Giornata contro lo spreco alimentare, per sensilibilizzare la popolazione al recupero del cibo.

Lo spreco alimentare: che cos’è e come combatterlo

La definizione di spreco alimentare, secondo la Commissione Europea, è la seguente: “l’insieme dei prodotti scartati dalla catena agroalimentare, che – per ragioni economiche, estetiche o per la prossimità della scadenza di consumo, seppure ancora commestibili e quindi potenzialmente destinati al consumo umano – sono destinati ad essere eliminati o smaltiti”.

Il Waste Resources Action Program (WRAP), un ente di beneficienza nato nel 2000, propone una definizione di food waste che distingue lo spreco di cibo in:

  • evitabile (cibo e bevande finiti in spazzatura ma ancora edibili, come pezzi di pane, mele, carne, ecc.)
  • possibilmente evitabile (cibo e bevande che alcune persone consumano, per esempio le croste del pane, e altre persone no; ma anche il cibo che può essere consumato se cucinato, per esempio la buccia di patate)
  • inevitabile (ossi di carne, bucce d’uovo, d’ananas ecc.).

Un po’ di numeri

Nell’Unione Europea si producono ogni anno più di 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti in generale. Un cittadino europeo, in media, consuma 14 tonnellate di materie prime e produce 5 tonnellate di rifiuti ogni anno.

Per quanto riguarda lo spreco alimentare domestico (che incide per i 2/3 dello spreco complessivo), negli anni se ne è osservato dapprima un aumento (dati UE tra il 2004 e il 2010), mentre dati più recenti mostrano come, grazie a politiche educazionali e di sensibilizzazione sull’argomento, ci sia ora un trend in riduzione.  Per esempio, grazie a stategie specifiche di intervento, in Gran Bretagna dal 2007 al 2012 è stata evidenziata una diminuzione di scarti del 21%. In Danimarca il 19 % degli intervistati riferisce di sprecare molto meno cibo rispetto a prima dell’intervento correttivo.

Con la spesa oculata al supermercato e ordinazioni attente al ristorante ciascuno di noi può fare molto, ma gran parte del cibo si spreca nella grande distribuzione o addirittura nei campi, dove non viene raccolto perché non “bello”. Se i numeri sono spaventosi, visto che nel 2020 sono state buttate via 1.661.107 tonnellate di cibo in casa e 3.624.973 tonnellate se si includono le perdite e gli sprechi di filiera (dati di Waste Watchers International) è vero che cresce la consapevolezza dei consumatori e l’impegno delle aziende per destinare gli alimenti in eccesso ad associazioni.

Spreco e Covid-19

La pandemia ha ridotto in generale lo spreco (-11.78%) e, secondo Coldiretti, la quantità di cibo buttato via potrebbe ulteriormente calare grazie all’amata schiscetta che 1 italiano su 2 si porta a lavoro per pranzo.

Strategie per il cambiamento

Le strategie sono numerose e varie, ma la base per ogni intervento è l’educazione alimentare del consumatore. Rispettare il cibo, attirbuirgli il giusto valore in un senso culturale ancor prima che economico sono aspetti fondamentali nella lotta allo spreco. L’atteggiamento responsabile verso il cibo viene proposto come aspetto collegato al rispetto del proprio stile di vita alimentare e del proprio benessere. I dati italiani mostrano come una quota significativa dello spreco alimentare sia imputabile al comportamento dei consumatori individuali e delle famiglie: da qui la necessità di campagne di sensibilizzazione e di educazione, a scuola come a lavoro. Senza consapevolezza non può esserci miglioramento!

Tra le campagne, Last Minute Market, realtà pionieristica nel recupero delle eccedenze, da dieci anni sensibilizza cittadini, istituzioni, scuole e stakeholders attraverso la campagna Spreco Zero. I risultati ottenuti sono rilevanti: se nel 2014 un italiano su 2 dichiarava di gettare cibo quasi ogni giorno, nel 2019 solo l’1% degli intervistati ha dichiarato di cestinare il cibo quotidianamente.

Molto resta da fare, tuttavia: lo spreco del cibo resta saldamente in testa alla nefasta ‘hit’ degli sprechi per il 74% degli italiani, seguito a grande distanza dallo spreco idrico (52%). La Fondazione Barilla, che realizza il Food Sustainability Index in collaborazione con The Economist Intelligence Unit, una metodologia in grado di rendere comparabili i dati a livello mondiale, valuta che ogni italiano genera circa 65 chili di rifiuti alimentari all’anno.

Consigli pratici

Piccoli cambiamenti nelle abitudini quotidiane di ciascuno, al supermercato così come a casa, possono diminuire la quantità di cibo che viene sprecato ogni giorno e portare impatti enormi sulla comunità, influenzando le scelte delle altre persone. Ecco i suggerimenti del Ministero della Salute:

Al supermercato:

  1. Pianificare i pasti per tutta la settimana prima di andare a fare la spesa, controllando gli alimenti già presenti in casa. Scrivi una lista di ciò che occorre comprare.
  2. E’ meglio non andare al supermercato quando si è “affamati”: la tentazione di acquistare più del necessario è maggiore!
  3. Occhio alle offerte cone prezzi ridotti o alle confezioni famiglia se si vive da soli: bisogna scegliere in base alle nostre reali esigenze
  4. Controllare l’etichetta è d’obbligo. Valuta la provenienza dell’alimento, gli ingredienti e la sua qualità, oltre a verificare che la data di scadenza non sia prossima.
  5. Non acquistare prodotti contenuti in confezioni danneggiate o, se sfusi, con apprezzabili segni di alterazione.

A casa:

  1. Conserva gli alimenti secondo le indicazioni fornite sulla confezione per evitarne un deterioramento anzitempo. Per gli alimenti conservati al freddo
    in frigorifero, ogni ripiano ha una sua temperatura che ti permette di conservare in maniera ottimale tutti i cibi.
  2. Pratica il FIFO (First-In-First-Out, cioè “primo dentro primo fuori”). Quando sistemi la spesa, riponi gli alimenti appena acquistati dietro o sotto quelli già presenti nel frigorifero o in dispensa la cui scadenza potrebbe essere anteriore. In questo modo hai a portata di mano ciò che devi utilizzare per primo.
  3. Presta attenzione alla differenza tra: “data di scadenza” che indica il limite oltre il quale il prodotto non deve essere consumato e “termine minimo di conservazione” che indica che il prodotto, oltre la data riportata, può aver modificato alcune caratteristiche organolettiche come il sapore e l’odore ma può
    essere consumato senza rischi per la salute.
  4. Se consumi alimenti con confezione non richiudibile, una volta aperti riponili in contenitori ermetici: manterranno più a lungo la loro freschezza.
  5. Tieni frutta e verdura ben in vista. La frutta più matura può essere utilizzata per fare frullati o dessert. La verdura che inizia ad appassire può essere usata per gustose zuppe o minestre.
  6. A tavola servi piccole porzioni: puoi saziarti assaporando anche altri piatti. Calcola le quantità adeguate per adulti e bambini.
  7. Utilizza gli avanzi con gusto e fantasia! Puoi portarli al lavoro o a scuola o impiegarli per realizzare nuove ricette.
  8. Controlla la cucina: c’è sempre qualche alimento che hai trascurato, divertiti a cucinarlo per nuove ricette.
  9. Controlla i tuoi rifiuti, ti aiuterà a organizzare meglio la spesa. Se noti, ad esempio, che getti del pane ogni settimana è meglio acquistarne una minore quantità o, in caso, congelare la parte in eccesso

Al ristorante o da amici:

  1. Se mangi fuori casa, chiedi porzioni ridotte o dividi il piatto con un’altra persona in modo da non sprecarlo: spesso le porzioni sono davvero giganti!

La legislazione

Intorno alla lotta allo spreco sono nate molte iniziative solidali che sono regolamentate dalla Legge italiana. In particolare la Legge 19 agosto 2016 n.166 “Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi” prevede alcuni interventi per la riduzione degli sprechi nelle fasi di produzione, trasformazione, distribuzione e somministrazione di questi prodotti. Gli obiettivi primari sono:

  1. favorire il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari a fini di solidarietà sociale, destinandole in via prioritaria all’utilizzo umano;
  2. favorire il recupero e la donazione di prodotti farmaceutici e di altri prodotti a fini di solidarietà sociale;
  3. contribuire alla limitazione degli impatti negativi sull’ambiente e sulle risorse naturali mediante azioni volte a ridurre la produzione di rifiuti e a promuovere il riuso e il riciclo al fine di estendere il ciclo di vita dei prodotti;
  4. favorire il raggiungimento degli obiettivi generali stabiliti dal Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti e dal Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare previsto dal medesimo Programma nonché alla riduzione della quantità dei rifiuti biodegradabili avviati allo smaltimento in discarica;
  5. contribuire ad attività di ricerca, informazione e sensibilizzazione dei consumatori e delle istituzioni sulle materie oggetto della presente legge, con particolare riferimento alle giovani generazioni.

Esempi virtuosi della GDO

Nel 2020, le cooperative di consumatori, grazie al progetto “Buon Fine” con cui la merce veniva donata in solidarietà, hanno recuperato 5000 tonnellate di cibo, destinate a 960 associazioni di volontariato in tutta Italia, in grado di generare 5,7 milioni di pasti, per un valore di 26 milioni di euro.

Sono stati 1,1 milioni nel corso del 2020 i chilogrammi di merce recuperata e serviti poi a preparare 2,3 milioni di pasti destinati ai più bisognosi da parte di Aspiag Service, concessionaria del marchio Despar per il Triveneto e l’Emilia Romagna. Sono state così sostenute oltre 200 associazioni del territorio che hanno ricevuto e recuperato la merce in scadenza di tutti i punti vendita. Il valore complessivo delle merci recuperate vicine a scadenza è stato di 5,7 milioni di euro.

NaturaSì, la catena di negozi bio, osserva invece che più di un quinto della frutta e verdura destinati alle nostre tavole rimane sui campi e che la perdita di cibo nella fase di produzione è un problema che rimane nascosto. Per questo NaturaSì si impegna a ridurre gli sprechi già nei campi, riducendoli di 5 volte.

Iniziative nelle grandi città italiane

Rispetto al 201, il Centro Agroalimentare Roma nel 2020, a fronte di una richiesta aumentata del 40%, ha raddoppiato la quantità di cibo fresco e freschissimo recuperato con azioni di contrasto agli sprechi. Da marzo a dicembre 2020, un totale di 8.820 tonnellate di frutta, verdura e prodotto ittico sono state ridistribuite alla popolazione grazie al canale delle associazioni del terzo settore che collaborano con il Car.

Sempre nel 2020, a Milano, nei due hub di quartiere promossi contro lo spreco alimentare dal Comune, sono state raccolte oltre 76 tonnellate di cibo che sono state distribuite alle famiglie più in difficoltà. Le famiglie raggiunte sono oltre 3.300, in cui vivono 1.630 minori, per circa 152.000 pasti equivalenti. Il progetto è quello di aprire altri 2 hub entro l’estate 2021.

La sensibilizzazione è forte anche in grandi Aziende

Il Gruppo Hera, una multiutility che gestisce servizi idrici, energetici e ambientali in diverse regioni italiane, porta avanti l’iniziativa CiboAmico in collaborazione con Last Minute Market, per il recupero del cibo non consumato nelle sue mense aziendali a beneficio di onlus del territorio, che lo utilizzano per le persone in difficoltà economica da loro seguite. Il progetto partito nel 2009 a oggi ha permesso di recuperare circa 110.000 pasti. Ma i risvolti positivi sono anche altri, perché non si evita solo lo spreco di cibo, ma anche la produzione di rifiuti e il consumo di acqua, energia e terreno necessari al loro confezionamento. Inoltre si stima un risparmio economico per le onlus coinvolte di circa 450.000 euro.

Le app per il cibo last-minute

Il rapporto di Waste Watchers International ha evidenziato che, tra gli intervistati da Ipsos, fino a inizio 2021 solo il 7,7% utilizza le app per il cibo last minute. La app Too Good To Goo (che permette a bar, ristoranti, forni, pasticcerie, supermercati e hotel di recuperare e vendere online – a prezzi ribassati – il cibo invenduto) prevede la creazione di un’alleanza virtuosa cui sono invitati a prendere parte enti, aziende e supermercati con l’intento di limitare gli sprechi a tutti i livelli della filiera agroalimentare e portare il tema sempre più al centro del dibattito pubblico e dell’agenda politica. Molte sono state le adesioni da parte delle Aziende, il cambiamento è alle porte!

Economia circolare

Per economia circolare si intende un nuovo modello che, in antitesi con il modello lineare attuale (prendi – produci – usa – getta), ha come obiettivo quello di prolungare il ciclo di vita dei prodotti per ridurre il consumo delle materie prime e la produzione di rifiuti. Il modello circolare di produzione e consumo implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile.

Una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto vengono reintrodotti, laddove possibile, nel ciclo economico. Così si possono continuamente riutilizzare all’interno del ciclo produttivo generando ulteriore valore.

Quali sono i vantaggi dell’economia circolare?

La transizione verso questo tipo di economia si rende necessaria in un Mondo in cui la popolazione cresce e la domanda di materie prime è sempre più alta, ma va di pari passo con la scarsità delle risorse: un modello come quello lineare, che dipende dalla disponibilità di grandi quantità di materiali ed energia facilmente reperibili e a basso prezzo, non è pià sostenibile. Inoltre, non deve essere sottovalutato l’impatto sul clima: i processi di estrazione e utilizzo delle materie prime producono un grande impatto sull’ambiente e aumentano il consumo di energia e le emissioni di anidride carbonica (CO2). Un uso più razionale delle materie prime può contribuire a diminuire le emissioni di CO2.

La riduzione delle emissioni di CO2 è solo uno dei numerosi vantaggi dell’economia circolare, che porterebbe anche ad un importante risparmio per le imprese, con un impulso all’innovazione e alla crescita economica, oltre che ad un incremento dell’occupazione con la creazione stimata, a livello europeo, di 700.000 nuovi posti di lavoro entro il 2030. Vantaggi non solo per le aziende, ma anche per i consumatori che avrebbero la possibilità di acquistare prodotti più durevoli ed innovativi in grado di far risparmiare e migliorare la qualità della vita.

Regina Tchelly: la cuoca delle favelas che cucina con gli avanzi

Sprechi alimentari http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=4661&area=nutrizione&menu=ristora

Economia circolare https://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/economy/20151201STO05603/economia-circolare-definizione-importanza-e-vantaggi

Legge 19 agosto 2016 n.166 https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/08/30/16G00179/sg

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